KDE Localization/it/Lessico

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La scelta della traduzione migliore dipende anche dall'applicazione: un termine inglese non tradotto può andare bene in KDevelop, un po' meno nell'Uomo Patata. La traduzione ideale deve essere chiara sia ai novellini che agli utenti esperti. Se ci sono già delle traduzioni accettate nello stesso ambito dell'informatica e in programmi simili, queste dovrebbero essere preferite, a meno che gli altri programmi siano tradotti male.

È assolutamente vietato l'inglese maccheronico (o italiano fish'n'chips) di verbi tipo resettare, rebootare, cliccare eccetera. Se proprio uno non trova il termine italiano, si possono utilizzare locuzioni con la parola inglese, del tipo "fare clic".

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Tradurre o non tradurre?

Alcune parole, come file, firewall e altre non vengono tradotte in italiano. Ci si pone spesso la domanda se vale la pena di tradurre altre parole che compaiono regolarmente in altre applicazioni. Di solito gli argomenti sono:

  • A favore: noi traduciamo per chi non sa l'inglese, quindi una parola in inglese ostacola la comprensione. Per noi, che l'inglese lo sappiamo, può essere facile capire una parola in inglese qua e là, ma gli utenti non anglofoni (quelli per cui noi lavoriamo) non possono saltare così facilmente da una lingua all'altra.
  • Contro: i termini inglesi sono spesso quelli più comuni nelle comunità degli utenti, e gli utenti esperti spesso sono più a loro agio con download che con scaricamento. Tradurre queste parole li confonde e li infastidisce.

Per conciliare queste esigenze, abbiamo una linea guida semplice: vale la pena tradurre se la traduzione può migliorare la comprensione del termine. La "traduzione a tutti i costi" di termini come computer, file, mouse non è comune né necessaria in italiano, perché tradurre con "calcolatore", "archivio", "topo" non aggiunge informazioni utili all'utente finale.

Invece, tradurre una parola inglese (che per un non anglofono è quindi "vuota" e non aggiunge informazioni) con una italiana che spiega qualcosa è utile e desiderabile: download non dice niente, scaricamento descrive bene l'azione, e per questo è una buona traduzione.

Elementi mancanti in inglese

Non tutte le lingue hanno la stessa struttura, e capita che alcuni elementi dell'italiano non siano presenti in inglese. È importante saperli reintrodurre quando opportuno, per rendere la traduzione più naturale.

Ne

Questa particella è particolarmente utile nel caso di espressioni come "of it/them":

"Make a copy of it."
"Fanne una copia."

L'italiano risulta più scorrevole e colloquiale. Confrontate con:

"Fai una copia di esso."

Decisamente molto più ingombrante e meno naturale.

Ci

Come ne, ma stavolta per espressioni come "to it/them".

"Select the folder and put the files in it"
"Seleziona la cartella e mettici i file"

Suffissi

Diminutivi, accrescitivi, vezzeggiativi e peggiorativi sono resi con aggettivi a parte in inglese. Usarli dove appropriato nella traduzione rende il testo più naturale.

"A small window will appear."
"Apparirà una finestrella."

Va da sé che dovrebbero essere usate solo parole con suffissi riconoscibili: non traducete "small file" con "filetto"!

Forme eufoniche: ed, ad, od

Le forme delle congiunzioni e e o, e della preposizione a, possono assumere una d finale in alcuni casi. Sono dette forme eufoniche, cioè forme assunte per "bellezza di pronuncia".

  • Obbligatorio se seguiti dalla stessa vocale: ed è, foca od otaria, ad andare.
  • Facoltativo se seguiti da vocale diversa, ma che farebbe iato.
Cos'è 'sto iato? Lo iato è l'affiancamento di due vocali. Fate attenzione che in italiano le semivocali si scrivono con le vocali corrispondenti, mentre in inglese sono (spesso) scritte y e w. La J di Juventus è semivocalica, e infatti si dice la Juventus (non l'juventus—Argh!), ma l'Inter; la W di Web è anch'essa semivocalica (il Web). La parola iato stessa non è uno iato, perché si pronuncia /jato/.
Quindi è accettabile: ad esempio (a-e non possono evitare lo iato), ed allora, od altrimenti, nervoso ed isterico, da uomo ad uomo.
  • Da evitare se la lettera seguente è una i o una u semivocalica, che di solito può raccordarsi abbastanza eufonicamente (cioè non suonano come il gesso sulla lavagna) con uno iato. Internet e Web, derby tra Torino e Juve, cantiamo l'inno nazionale o iamme iamme ià funiculì funiculà?', la corrente si indica con le lettere i o iota.

Se considerate le semivocali come consonanti, il che è foneticamente verissimo, la regola è molto semplicemente: sempre se la vocale è uguale, accettabile se la vocale è diversa.

Ovviamente l'uso nella parlata può variare con l'accento; in particolare od è relativamente raro.

Il Web o lo Web?

Ci sono a volte discussioni su quale articolo si debba usare per Web. Il problema nasce dal fatto che, in italiano, non ci sono parole che iniziano per /w/, quindi non si è formata nessuna regola. Parole come uomo, uopo e uovo in realtà fanno iato, e infatti prendono come articolo l' (provate invece a pronunciare l'Web!).

Al momento, il Web è la forma di gran lunga più comune. La stessa regola va usata per tutte le parole (tutte straniere, ovviamente) che iniziano per /w/: il World-wide Web, il wiki.

Verbi ausiliari dei verbi servili

Questo è un dubbio che torna in continuazione: si dice «sono potuto andare» o «ho potuto andare»? Come specificato sul sito della Crusca, le regole sono piuttosto semplici:

  • L'ausiliare del verbo retto dal servile va sempre bene: potremmo anche fermarci qui, e dire che «sono potuto andare» è valido, perché si dice «sono andato».
  • Se il verbo retto è intransitivo, si può usare sia l'ausiliare avere che essere: è probabilmente questa la causa dei dubbi, perché entrambe le versioni («sono potuto andare» e «ho potuto andare») sono perfettamente valide, ma noi ci aspettiamo che solo una sia giusta.

Eccezioni

  • Se c'è un pronome atono, le cose si complicano: se il pronome è prima del verbo si usa essere («me ne sono potuto andare», non «me ne ho potuto andare»), se è dopo avere («ho potuto andarmene», non «sono potuto andarmene») (nota che qui il pronome atono è «ne», non «me»!).
  • Se il verbo retto è «essere», l'ausiliare deve essere avere: «ho dovuto essere disponibile», non «sono dovuto essere disponibile».

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